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TRACCE DI VITA
Di Ugo Pastorino

Ho amato dal primo istante i cascami che Claudio marini componeva alla fine degli anni 70’, recuperi di lane colorate impastate con un colore denso, materiche come sculture primitive e al contempo piene di mistero. Poi mi ha commosso con le sue città in guerra che gridavano l’orrore della morte e della distruzione, con quel rosso vivo come sangue che è stato un elemento di forza di tutto il suo lavoro. Infine mi ha stupito con la sistematica meditazione sul tema delle bandiere, affrontando con coraggio questi simboli di un’identità culturale che si staccavano energicamente dal linguaggio informale che conoscevo. Qui si è misurato prima con i colori originari, resi più violenti dall’impeto espressivo che lo contraddistingue, per giungere alle variazioni del nero quasi assoluto, che ritroviamo nelle bandiere più recenti. Ma cosa dire dell’ironia delle sue “provette d’artista”, con cui si è preso gioco del mercato dell’arte contemporanea con una leggerezza e fantasia meravigliosa e che fanno il verso ad altri più famosi barattoli? Anche nelle sue provette io vedo delle tracce di vita, un messaggio affidato a una micro-bottiglia, affichè il mare le porti dove vuole.
I paesaggi marini mi ricordano le dune di Sabaudia, quella costa meravigliosa tra Latina e gaeta, che ignoravo e ho conosciuto grazie al comune amico Italo Bergantini. Lui mi ha fatto scoprire la Ciociaria, le città proibite dell’Agro pontino,i borghi antichi sui monti lepini e le fonti del giardino di Ninfa.
 Con Italo sono entrato per la prima volta nello studio di Claudio, nel centro storico del borgo medievale in cima a velletri vecchia. Una sorta di di fucina di Vulcano, dove Claudio spruzzava le tele con il cemento e lo smalto, per poi bruciarle sul fuoco. E non potrò mai dimenticare la finestrina sulle scale ripide che portavano allo studio, da cui come per miracolo nei giorni di sole appariva il mare. Sapere che Claudio era anche un grande amico di Gian Maria Volontè, che abitava a due passi da lui, e con cui più volte ha lòavorato, ha accresciuto la nostra vicinanza culturale.
 Un po’ di anni fa, Italo propose a Claudio una mostra collettiva chiamata “Terapia di gruppo”, a metà strada tra il mutuo soccorso e la seduta psicoanalitica tra amici-artisti. Chiese anche a me di partecipare, come medico non-artista, e presi molto seriamente la sua offerta, non senza una piccola speranza di beneficio personale, in un momento molto difficile della mia vita. Ero già allora convinto, e lo sono ancor più oggi, che l’arte abbia uno straordinario potere di alleviare la sofferenza del vivere, come una sorta di medicina dell’anima. Da quell’esperienza è nato un progetto di lavoro sull’umanizzazione dei luoghi di cura attraverso l’arte (www.artemedicina.com), che ha ottenuto risultati per molti versi incoraggianti.
 Qualcuno pensa che sia meglio non conoscere gli artisti, che le opere vivano di vita propria e siano sempre migliori di chi le ha prodotte, ma io non sono d’accordo.
 Grazie di cuorre Claudio, la tua cura con me ha funzionato.


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