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  Da Paese Sera di venerdi 21 maggio 1993
  Raffaele Gavarro
 
 
 Nello spazio espositivo della Romberg Arte Contemporanea di Latina si apre
 domani la
  
personale di Claudio Marini. Con questa mostra, che si rivolge
 direttamente alle ricerche 
 artistiche più interessanti dislocate sul territorio dove agisce la galleria, si arriva 
 alla conclusione di una stagione esositiva segnata  dagli effetti di una crisi, che
 oltre le negatività, ha prodotto in generale un salutare rallentamento dei ritmi a
 tutto favore di riflessioni più attente.
 Claudio Marini è uno di quegli artisti che trova naturale giovamento da un tale
 stato di cose. Nato nel 1947 a Velletri, dove tutt'ora vive e lavora, Marini è da
 sempre impegnato in quel  versante della pittura astratta che affonda le sue
  radici nella ricca e mai del tutto esaurita stagione dell'informale. L'enorme
 produzione dell'artista ha conosciuto nel corso del tempo il succedersi di diverse
  fasi di ricerca, che si sono potute ammirare nella grande mostra che la  Regione
  Lazio gli ha allestito nella Galleria Rondanini nel febbraio dello scorso anno: 
 dagli splendidi <<cascami />> del 1977, alcuni presenti anche nella personale alla Romberg, 
 in cui i movimenti di colore erano reinterpretati con masse di fili di cotone
 colorati, si passa  periodi di pittura dominata dai neri o dai blu, fino ad arrivare
 all'uso del cemento come fondo-colore base dello sviluppo della pittura.
 Nel 1982 Marini fu invitato alla sezione <<aperto />> della quarantesima edizione della
 Biennale di Venezia, dove  presentò tre opere di grande formato con cui si
 riconosceva la presenza della sua pittura in campo nazionale ed internazionale.
 Nella personale alla Romberg, intitolata <<shopping />>, Marini senza alcun bisogno di
 autocommemorazione parla di sè oggi, presentando 15 lavori di grande e
 medio  formato realizzati tra la fine del 1992 e l'inizio del '93: In quest'ultima fase 
 Marini è tornato all'utilizzo di materiali la cui qualità pittorica lo attrae
 inesorabilmente e che trovano associazione appunto con quei cascami prima
 citati. Buste di plastica raccolte  e recuperate in tutto il mondo si trovano
 immerse ed emergono a tratti da colate di cemento grigio e colorato. Ci
 troviamo di fronte alla rappresentazione del supermercato del mondo. I quadri si
 susseguono come veri e  propri reperti della nostra società, in cui la plastica ha
 ingaggiato un combattimento feroce con il cemento per la supremazia. La forza
 del messaggio politico e sociale contenuto in questi quadri è esaltato proprio
 dalla letteralità dei materiali, che attraverso la banalità esprimono l'incredibile
 insensatezza della nostra civiltà.
 
  
 
 




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