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Dal catalogo "Agrorum Opera"
Mostra collettiva -Palazzo Papale- Rieti

Claudio Marini è una figura determinante all’interno di questa sezione di artisti, nel senso che la sua capacità e sensibilità lo impegnano in un lavoro di sperimentazione e ricerca continua al limite della più piccola percezione da cui viene sollecitato. Dagli inizi, rivolti ad una rappresentazione figurativa, il suo percoirso si articola attraverso la conoscenza dei grandi filoni dell’arte Dada, della Pop-Art. Come un sofistico sensore, Marini segnala da un lato i risultati di quei processi di sedimentazione quotidiana che l’opulenta società dei consumi produce, dall’altro il paradosso di una vita alimentata dalle guerre, dalla violenza e dalla fame: Emblematiche sono le sue composizioni di sacchi di plastica immerse in un contesto di cemento e colori acrilici o l’uso delle matasse di scarto dei materiali di tessitura. Attingere dalla discarica un tessuto per attualizzarlo nell’estemporaneità del momento: La caducità della materia che si converte dal suo tempo per comporsi in espressione di un contingente artistico. Ancor più intensi di significati i cascami, materiale di scarto delle industrie tessili, usati per tergere dalle mani del ferroviere la fatica del duro lavoro: Assemblati dall’autore con l’impiego di vari materiali, cemento acrilico, su supporti di legno e ferro. Composizioni che sugellano concettualmente la ritualità di quei momenti, ma che si traducono anche in eventi dolorosi, come gli incidenti sul lavoro, caratterizzati da Marini con lacerti dai toni rosso vermiglio. Ma l’uomo Marini è soprattutto voce artistica di una coscienza che denuncia la violenza della guerra, la sopraffazione, la povertà, la fame nel mondo. E questi buchi neri della nostra coscienza civile si riscontrano nelle opere “Naufraghi” 1995 in cui si esprime, in un magnifico rapporto tecnico cromatico, la disperata attraversata delle zattere degli emigranti: Mentre nella serie “passaggio a Pretoria” 1995 viene rappresentata la fine dell’apartheid nell’integrazione tra il bianco e il nero. E la grammatica  dei segni dipinti si veste dei colori del tessu8to arboreo, di quello animale e dell’orografia della terra di Pretoria. L’orrore della guerra si svela in tre dipinti esposti in questa rassegna e dedicati alla martoriata terra dell'’Iraq: composizioni dall'intensa espressività cromatica dove l’autore evidenzia i cruenti scontri, in una visione di tangibilità dell’evento, con stesura controllata del dripping dagli accesi colori del rosso vermiglio.ancora una volta la madreterra diventa discarica di rifiuti e lacerata, nel suo tessuto connettivo e urbano, dall’incuria e albagia degli uomini.

                                                  Gehum Tabak

                                                 




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