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COLIBRI' ARTE

"Astratto impuro"

Presentazione di Fedora Franzè

Un artista pop informale, con un voluttuoso senso del colore e un ostentato ironico distacco nei confronti delle proprie opere a mitigare l'impatto sul visitatore del ritmo serrato di una creatività costante e vulcanica, la quale lo porta a sperimentare incessantemente tutte le combinazioni possibili per una certa stuttura formale , a consumare l'idea nellla serie , fino ad esaurirne le declinazioni. Claudio Marini espone in questa occasione alcuni Cascami bianchi, matasse di cotone grezzo applicate su tavole di legno con l'aggiunta di inserti cromatici, simili a quelli realizzati per la prima volta nel 1977 e ai quali si è riavvicinato nei tardi anni novanta. Le composizioni si presentano con la consistenza di un informale ipermaterico, divise in due spazi; uno saturato dai disfatti gomitoli di una materia che da inerte diventa dolorante e intima, con lacerazioni e inserti d'altro colore o materiale che spesso invadono l'altra metà del campo, quella della superficie pura, di carta percorsa da tracciati a matita e note di colore squillante, o di acrilici a grumi su tavola, o ne richiamano qualche traccia. Resta prevalente la vocazione gestuale che sottrae inerzia allo scarto e mette in circolo energia non direzionata, libera come elettricità, che trasforma la poetica oggettuale in espressionismo dirompente, o, almeno, in discorso diretto, diritto al punto. In un percorso a ritroso Marini risale all'oggetto potenziale della materia prima, nella quale sembra identificarsi come nella rpopria essenza vitale, la tesse e plasma facendo figura degli impulsi, lo sdegno, la coleera ma pure della pazienza deol ragno in attesa di colpire. L'oggetto regredito, precipitato in processo intimo, addensa e rarefà la propria epifania reagendo agli eventi attorno. Vivere intensamente la realtà politica e sociale e prendere posizione rispetto ad essa è stato l'unico modo possibile di fare per Marini di fare artein questi anni, guardando alla storia recente per restituirne sintesi dolorose, come nelle Bandiere -due serie, Madri e Novecento dal 2000-, o desolate come in Periferie, del 2006-2007, dove la referenzialità figurativa è forte quanto l'intensità della reinvenzione espressiva.





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